Nonostante la formazione continua sia una realtà sempre più centrale nel dibattito politico e sociale (sempre più intesa come strumento di intermediazione tra politiche attive e politiche passive del lavoro – Isfol, 2009) tutt’oggi si riscontrano delle difficoltà elevate nella sua valutazione, soprattutto a fini di pianificazione. Con ciò non si intende affermare che gli studi valutativi siano carenti, ma che questi continuino ad essere caratterizzati da una portata parziale e, in alcuni casi, da una eterogeneità delle fonti che rende difficile la produzione di dati sistematici e armonizzati. Recenti iniziative però si stanno muovendo verso il raggiungimento di tale armonizzazione. I sistemi di valutazione sono stati sensibilmente affinati nella loro capacità di descrivere l’avanzamento finanziario e fisico delle attività erogate, nonché la loro copertura in termini di beneficiari formati; non da ultimo il controllo della tipologia di corsi per beneficiari, imprese e territori. A fronte di questa accuratezza, tuttavia, scarseggiano ancora dati sistematici e rigorosi sulla valutazione d’impatto, d’efficacia. Vale a dire quanto i corsi abbiano effettivamente contribuito all’occupabilità dei beneficiari o alla loro progressione di carriera. Sovente questi dati sono di carattere proiettivo, fondati sulle dichiarazioni dei beneficiari su quella che loro ritengono essere la principale utilità della formazione continua e le sue principali ricadute.

L’indagine è stata realizzata nell’ambito del Piano Fondimpresa Formatex 2011, a valere sull’AVS/08/10.

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